Milano, 4 Maggio 2015 – Tra le fila dei Black Bloc troviamo un’attivista molto particolare. Si tratta di Rosetta S., Rosy per gli amici, un’anziana, quantomeno arzilla, signora di 86 anni che ha deciso di prendere parte alla manifestazione. Vestita di nero e con un fazzoletto in testa è scesa in piazza per protestare contro Expo.

Della sua vicenda si è venuto a sapere solo oggi, dopo che la polizia l’ha fermata a seguito di indagini sui disordini avvenuti a Milano il primo di Maggio. Noi di Verità Quotidiane abbiamo avuto il piacere di intervistarla.

Giornalista: “Buonasera signora S******, è un piacere fare la sua conoscenza, ci racconti un po’ la sua storia.”

Rosy: “Prima di tutto chiamami Rosy, diamoci del tu e diciamo basta a tutte queste formalità. La mia storia ha inizio 15 anni fa quando mio nipote ha deciso di aprire una piccola agenzia di viaggi. I primi anni sono andati piuttosto bene, ma poi le cose sono peggiorate in fretta quando sono sorti i colossi dei viaggi che si prenotano con il computer. Alla fine ha dovuto chiudere l’agenzia ed ora è senza lavoro, senza contare che io e mio figlio prendiamo una pensione da fame. Facciamo fatica ad arrivare a fine mese, veramente, non c’è trippa per gatti.”

Giornalista: “Cosa ha a che vedere questo con Expo?”

Rosy: “Penso che le multinazionali e le grandi aziende non abbiano un’etica, stanno lì e pensano solo a spazzare via i piccoli commercianti e imprenditori locali. Poco importa loro del benessere dei cittadini, cercano solo il profitto. Come mio nipote ha dovuto chiudere a causa di alcuni colossi che l’hanno divorato, vedo tanti imprenditori e piccole aziende che si vedono portare via il terreno sotto i piedi da questi tiranni. Expo è un luogo di ritrovo per questi aguzzini, un’occasione che hanno per stringere ancora di più le piccole aziende locali nella loro tenaglia e stritolarle.”

Giornalista: “Così hai deciso di scendere in piazza con i Black Bloc. Come mai questa scelta?”

Rosy: “È ora di dire basta a questa tirannia. Mi hanno rubato il futuro. Ci abbiamo provato con le buone, ci siamo affidati a politici che abbiamo scoperto essere corrotti. Adesso basta, sono stanca. Voglio che sentano la mia voce. Ho partecipato alla maifestazione come segno di protesta, sentivo il bisogno di sfogare la mia rabbia e l’ho fatto così d’impeto.”

Giornalista: “Oggi, Rosy, hai saputo che sei indagata a piede libero con l’accusa di devastazione. Come rispondi a queste accuse?”

Rosy: “Vogliono incarcerarmi? Che lo facciano. Meno problemi e meno pensieri per me. Ho già detto come sono andate le cose, durante la manifestazione ho preso la prima cosa che ho trovato a terra, una sbarra di ferro che veniva da chissà dove e ho rotto i vetri alla prima macchina che mi è capitata sotto tiro. Ero molto infuriata e adesso un po’ mi dispiace, ma a pensarci bene era una macchina sfarzosa, di chiunque fosse non avrà di certo problemi ad aggiustarla.”

Giornalista: “Grazie Rosy, seguiremo con attenzione l’evolversi della tua vicenda. Un’ultima domanda: vorresti dire qualcosa al ragazzo che ha affermato che è <<giusto spaccare tutto>>?”

Rosy: “Minchia zio cioè è la protesta, ci sta!

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